La medicina narrativa si prende cura delle storie delle persone, non solo delle loro malattie.
L’approccio narrativo sia alla persona malata, che ai suoi familiari e finanche agli operatori di cura, permette una presa in carico complessa e completa dei vari aspetti fisici, biografici, sociali, emotivi e spirituali della persona e della sua storia con la malattia, allo scopo di personalizzare il percorso di cura, favorire l’empowerment e il coinvolgimento attivo del paziente e dei suoi cari.
Attraverso la narrazione, noi tutti, diamo senso e significato ai nostri vissuti, alle nostre esperienze, anche le più dolorose come quelle della malattia.
Viviamo immersi nelle storie: la nostra biografia personale, la storia della nostra famiglia, la storia del nostro gruppo sociale, le grandi narrazione della nostra cultura.
La medicina narrativa amplia lo sguardo oltre la malattia e i sintomi, ricuce lo strappo della medicina frammentaria che si occupa solo dell’organo malato e pone al centro sia la persona che l’intero sistema di relazioni e interconnessione che ne fondano la personalità e l’anima.
Il passaggio dal riduzionismo della medicina moderna ad una visione della pluralità di punti di vista e interdipendenze del sistema uomo-malattia può avvenire solo attraverso una personalizzazione del percorso di cura, in cui la voce del paziente si alterna con quelle dei familiari, degli operatori di cura e di tutti i vari attori impegnati nel processo.
Alla luce di queste considerazioni, possiamo definire la medicina narrativa come l’ambito più inclusivo della medicina stessa, poiché abbraccia e onora le storie delle persone siano esse pazienti, familiari, care giver o operatori di cura, offre e propone spazi condivisi e invita alla co-costruzione di narrazioni personali e di équipe che sorprendentemente si prendono cura di tutti le persone coinvolte.
Rita Charon, medico internista e responsabile del dipartimento di medicina narrativa della Columbia University di New York e considerata la fondatrice della medicina narrativa, scrive che “creando un ponte che collega tra di loro medici e pazienti, i medici tra di loro e i medici con la società, la Medicina narrativa offre nuovi spunti per una assistenza medica che sia rispettosa, empatica e ricca di umanità”.

L’immagine del ponte, come strumento di unione e come passaggio per raggiungere un altrove, è un efficacie metafora per portare a consapevolezza che la salute è un obiettivo raggiungibile soltanto attraverso la ricerca delle connessioni, delle interdipendenze reciproche fra persona e ambiente, fra biografia personale e società, fra l’uno e l’intero, fra l’ambiente in cui siamo ospitati e l’intero pianeta.
È qui che la parola “ecologia” può dirsi e coniugarsi pienamente.
Una medicina ecologica si affaccia alla consapevolezza di singoli e organizzazioni sanitarie rendendo quanto mai attuale quello che la carta di Ottawa già nel 1986 aveva stabilito, tracciando le linee guida globali nella prima conferenza internazionale sulla promozione della salute, indicando le condizioni e le risorse fondamentali per la salute: la pace, l’abitazione, l’istruzione, il cibo, un reddito, un ecosistema stabile, le risorse sostenibili, la giustizia sociale e l'equità.
Risulta quindi sempre più urgente che all’interno del mondo della medicina si adotti uno sguardo più ampio, una visione olistica dell’uomo, delle sue relazioni e delle interrelazioni col mondo che lo ospita.
«ogni incremento di un grado della temperatura terrestre produce un aumento della mortalità globale del 3%» OMS
I medici e gli operatori della cura e della salute hanno questa grande sfida: non possono più limitarsi alla diagnosi e cura della malattia, ma sono chiamati alla responsabilità della tutela dell’ambiente, alla riduzione delle disuguaglianze fra comunità, facendosi portatori di un messaggio ecologico presso i politici e le istituzioni. La crisi ecologica attuale ha una portata talmente gravosa che ogni professionista è chiamato a farsene carico, gli operatori della salute per loro formazione e identità non possono più rimanere solo testimoni ma devono attivarsi e rendersi in primis consapevoli della necessità di agire su più fronti per tutelare la salute sia degli uomini che dell’ambiente.
Grazie al progresso della scienza e degli studi di tutto lo scibile umano, risulta impossibile e eticamente non accettabile per la medicina di oggi approfondire solamente gli aspetti clinici e di ricerca scientifica. Per il nostro bene e il bene del pianeta intero, il focus va posto sia sulla prevenzione primaria sia sulle conseguenze sulla salute dei cambiamenti climatici, la produzione di nuova energia pulita, la sostenibilità della rete dei trasporti, le tecniche di coltivazione e di allevamento, la scelta e la qualità degli alimenti, fino ad arriva alle scelte di politica economica mondiale e alle disuguaglianze sociali che ne derivano.
Questi problemi non possono essere affrontati in modo settoriale e indipendente l’uno dall’altro, poiché è evidente e provato che siano sistemici, interconnessi e interdipendenti, con effetti finali sulla qualità della vita e della salute del pianeta e degli esseri viventi tutti.
La più recente definizione del concetto di salute del 2011, a cura dell’organizzazione mondiale della sanità, la inquadra come “la capacità di adattamento e di auto gestirsi di fronte alle sfide sociali, fisiche ed emotive”. Il pensiero ecologico teorizza la complessità come caratteristica chiave del concetto di salute e sviluppa una visione che permetta all’uomo di ampliare la propria possibilità e competenza a gestire le varie sfide che gli si presentano, sentendosi capace e competente ad attendere ai propri bisogni così come a prendersi cura di quelli degli altri fino a quelli della terra stessa.
È grazie a queste riflessioni, supportate da evidenze scientifiche, che l’Oms ha recentemente sancito nel progetto Salute 2020 (quadro di azioni ed indicazioni strategiche finalizzate a migliorare la salute e il benessere all’interno della Regione Europea dell’OMS) che “l’ampliamento della collaborazione interdisciplinare e intersettoriale tra la salute umana, quella ambientale e quella animale migliorerà l'efficacia della salute pubblica.”
Non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato.
Papa Francesco
